sabato, 4 febbraio 2012
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Aosta

Becca di Pré d'Ament - Il Sigaro

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sottotitolo: 
colletto quota 2793 m
Autore
Autore: 
Giancarlo Beretta
Scheda
Data del rilievo: 
25/01/2012
Foto: 
la guglia del sigaro
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
MS
Periodo Consigliato: 
Dicembre, Gennaio, Febbraio, Marzo, Aprile
Dislivello: 
1007 m
Distanza percorsa: 
13,47 km

Questa salita è gettonatissima dagli escursionisti invernali per gli incantevoli pendii superiori su cui si sviluppa e per il bellissimo panorama che si gode sul gruppo del Rutor; infatti, superato il primo tratto degli alpeggi, ci si apre davanti un ampio e splendido vallone contornato da belle cime che racchiudono innumerevoli dossi immacolati mai eccessivamente ripidi. Gli eventuali pericoli si trovano nel percorrere la stradina che costeggia dall’alto il lago di Beauregard; in questo tratto la presenza di coni di valanghe possono rendere problematico il loro attraversamento per la forte esposizione sui corti pendii ripidi. Per il resto l’escursione si svolge in un ambiente che trasmette rilassatezza e senso di pace.

Descrizione

Dalla diga si imbocca la stradina che in piano costeggia a mezzacosta il sottostante lago di Beauregard superando alcune piccole slavine che, a volte, creano coni nevosi da superare con traversi brevi ma esposti. Dopo qualche minuto si arriva ad una piccola galleria che si attraversa e, subito dopo, si svolta decisamente a destra per rimontare il breve pendio che la sovrasta arrivando ad una stradina (questa si raggiunge anche proseguendo diritti dopo la galleria e al primo bivio si devia a sinistra); si percorrono alcuni tornanti e, superato un bivio, si raggiungono le vicine baite ben visibili al di sopra sulla destra. Rimontato dunque il breve pendio si lasciano alla sinistra le baite di Rocher (1896 m) e si risale il ripido pendio alle spalle di esse per poi tenere la destra e, con una salita diagonale, raggiungere le panoramiche baite di Prariond (2045 m). Continuando ancora la salita nella stessa direzione si arriva in vista di una chiesetta che non si raggiunge ma, piegando a sinistra, si arriva alle baite di Bois (2140 m). Qui si rimonta il pendio soprastante spostandosi gradatamente verso sinistra sino a raggiungere l’alpeggio di Catin (2309 m); a questo punto il vallone si apre in tutta la sua vastità e, con la pendenza che ora diminuisce sensibilmente, ci si inoltra in esso dirigendosi verso i numerosi dossi della sua parte alta. Questi si raggiungono dopo un tratto in leggera pendenza e si superano sia direttamente che passando nei punti di minor pendenza avvicinandosi sempre più alla ormai ben visibile sagoma del “sigaro”. Ancora un paio di dossi da superare e, piegando leggermente a destra, si arriva al colletto appena sotto la guglia.

Punta Leysser

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Autore
Autore: 
Giancarlo Beretta
Scheda gita
Data della gita: 
25/01/2012
Relazione Gita: 
Punta Leysser
Foto: 
punta leysser
Difficoltà: 
MS
Dislivello: 
1017 m
Distanza percorsa: 
10,46 km
Avvistamenti
Affollamento: 
Poca gente
Condizioni
Condizioni meteo: 

vento forte in vetta, coperto al pomeriggio con cattiva visibilità

Condizioni neve: 
crosta portante

Salita ad una cima sempre bella, traccia in salita su neve ben assestata e stessa condizione trovata anche nei pendii di discesa. Tempo che cambiava repentinamente durante la mattinata rendendo scarsa la visibilità durante la discesa. Panorama purtroppo inesistente per la copertura del cielo.
Seconda gita scialpinistica in assoluto con risultato sicuramente positivo.

Inalto living dead

Scheda
Foto: 
© Fabio Bertuzzo
Autore: 
Fabio Bertuzzo
1
-2

Punta Tsan

Scheda
Foto: 
© Fabio Bertuzzo
Autore: 
Fabio Bertuzzo
Data scatto: 
Dom, 22/01/2012 - 14:18
1
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Dati Exif
Marca: 
NIKON CORPORATION
Modello: 
NIKON D3S
ISO: 
1000
Tempo di esposizione: 
1/5000
Apertura: 
f/6.3
Lunghezza focale: 
1000/10

Forward

Scheda
Foto: 
© Fabio Bertuzzo
Autore: 
Fabio Bertuzzo
Data scatto: 
Dom, 22/01/2012 - 13:16
2
0
Dati Exif
Marca: 
NIKON CORPORATION
Modello: 
NIKON D3S
ISO: 
640
Tempo di esposizione: 
1/1000
Apertura: 
f/22.0
Lunghezza focale: 
200/10

Galla della Quercia

Scheda
Foto: 
© Fabio Bertuzzo
Autore: 
Fabio Bertuzzo
Data scatto: 
Mar, 03/01/2012 - 13:46
2
0
Dati Exif
Marca: 
SAMSUNG
Modello: 
GT-I9003
ISO: 
50
Tempo di esposizione: 
1/372
Apertura: 
f/2.6
Lunghezza focale: 
3546/1000

Punta Oilletta

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Autore
Autore: 
Giancarlo Beretta
Scheda
Segnavia: 

19, 29 (ove visibili)

Data del rilievo: 
14/01/2012
Foto: 
omino di vetta
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
WT3
Periodo Consigliato: 
Dicembre, Gennaio, Febbraio, Marzo
Tempo Complessivo: 
4h00'
Dislivello: 
898 m
Distanza percorsa: 
6,91 km

Questa bella escursione è esposta in pieno sud e raggiunge una cima molto panoramica che si trova all’inizio della lunga cresta la quale ,da qui, raggiunge il lontano Mont Fallere. Già durante la salita, al cui inizio si attraversa un bellissimo bosco di larici e begli abeti, la visuale si allarga sulle vette situate a sud della valle centrale per poi aprirsi verso il gruppo del Rutor ed il massiccio del Monte Bianco; arrivati in vetta poi il giro d’orizzonte è semplicemente spaziale e lo sguardo si perde letteralmente dai 4000 delle Alpi di confine alle altre mille vette innevate che ci circondano. Il percorso qui effettuato non ricalca quello del sentiero estivo, un po’ più lungo e monotono, ma risale un bel bosco all’uscita del quale i pendii, anche ripidi, che bisogna affrontare devono essere ben valutati per scegliere la migliore via di percorrenza.

Descrizione

Dalla piazzetta del parcheggio ci si incammina verso i pendii soprastanti risalendoli con comodi tornanti ma rimanendo preferibilmente sulla sinistra; camminando in questa direzione si oltrepassano un paio di bassi muretti e, giunti al limitare del rado bosco si interseca la traccia del sentiero. Tagliando comodamente il pendio si passa accanto ad una presa per l’acqua, che si lascia alla destra, per raggiungere appena sopra la strada proveniente dal villaggio (volendo la si può percorrere partendo dalla destra del parcheggio ma il percorso verrà allungato sensibilmente). Da qui si vede una palina segnaletica alla quale si devia a destra per raggiungere uno steccato che delimita il piccolo bacino del Lago di Joux (1905 m) oltre il quale, verso nord, inizia il lungo vallone di Vertosan. Per continuare l’escursione si tiene la destra indirizzandosi verso un’altra palina segnaletica ben visibile al limite del bosco nel quale ci si addentra con dolce pendenza; risalitolo con andamento pressoché rettilineo per una decina di minuti, ci si tiene poi leggermente sulla sinistra per arrivare ad uno slargo quasi pianeggiante (2000 m circa). Ora si devia verso destra e, compiendo numerosi tornanti, si risale il pendio ripido passando ancora nel bosco mai però troppo fitto. Arrivati faticosamente negli spazi più aperti le pendenze diminuiscono temporaneamente e, tenendo ancora la destra, si punta ad un’anticima sulla dorsale; risalito un ripido pendio ci si dirige verso di essa senza però raggiungerla ma si passandola al piccolo colletto sulla destra. Il percorso ora spiana un po’ e, lasciando alla destra un’evidente anticima rocciosa, si arriva in un avvallamento compreso tra la marcata cresta a sinistra ed una dorsale poco accentuata a destra; da qui, a seconda delle condizioni, si deve puntare ad un evidente largo canale che si può risalire direttamente oppure, traversato al di sotto di esso, raggiungere la dorsale di sinistra per seguirla sul filo. In questa salita si è affrontato direttamente, con alcuni ripidi e faticosi tornanti, il largo canale alla sommità del quale si scorge, su una puntina alla sinistra, un palo metallico con una centralina alimentata da un piccolo pannello solare; una volta raggiuntala si devia a destra ed in pochi minuti si arriva al panoramico omino di vetta nel quale è situata una teca con una statuetta della madonna.

Sunshit in 5 steps

Scheda
Foto: 
© Fabio Bertuzzo
sottotitolo: 
Monte Barbeston e Cima Nera
Autore: 
Fabio Bertuzzo
Data scatto: 
Mar, 03/01/2012 - 17:06
2
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Dati Exif
Marca: 
NIKON CORPORATION
Modello: 
NIKON D3S
ISO: 
2000
Tempo di esposizione: 
1/500
Apertura: 
f/10.0
Lunghezza focale: 
750/10

Mont Lyan
BMB_0685
ISO 1000 - 135mm - f/13 - 1/25s

Mont Lyan e Monte Barbeston
Mont Lyan e Monte Barbeston
ISO 1000 - 85mm - f/8 - 1/80s

Monte Barbeston
Monte Barbeston
ISO 1000 - 300mm - f/8 - 1/60s

Mont Lyan
Mont Lyan
ISO 1000 - 82mm - f/11 - 1/80s

Becca France

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sottotitolo: 
salita da Vetan
Autore
Autore: 
Giancarlo Beretta
Scheda
Data del rilievo: 
01/01/2012
Foto: 
croce di vetta
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
WT3
Periodo Consigliato: 
Dicembre, Gennaio, Febbraio, Marzo
Tempo Complessivo: 
4h45'
Dislivello: 
685 m
Distanza percorsa: 
10,83 km

La Becca France è un punto panoramico eccezionale sia sulle vette che dominano Aosta e tutta la valle centrale sia sul bellissimo comprensorio del Mont Fallére che si trova in posizione imponente e centrale tra i suoi “satelliti”. Il dislivello non eccessivo ed il percorso relativamente breve, poco più di dieci chilometri, non devono però trarre in inganno sulla facilità del percorso che, dopo i dolci pendii sopra Vetan sino alla palina a quota 1908 m, presentano attraversamenti sotto pendii ripidi che, se con carchi nevosi instabili, possono essere delicati; in seguito la progressione si fa comoda sino a Loé dopo di che i pendii da risalire diventano sostenuti e su versanti abbastanza ripidi. La dorsale sino alla vetta è, per gran parte, facile mentre l’ultimo tratto presenta alcuni punti esposti e comunque, valutando al momento, possono richiedere l’uso dei ramponi.

Descrizione

Dal parcheggio ci si incammina verso il suo termine superiore e si inizia a salire sulla destra giungendo in breve sui pendii soprastanti le piste di fondo; si risalgono liberamente le dolci ondulazioni tenendo la destra puntando il ben visibile alpeggio di Thoules situato più in alto. Senza raggiungerlo si passa sotto di esso traversando a destra per scendere di poco e, attraversato un piccolo torrente, si arriva ad una palina segnaletica (1908 m). Da questa si prosegue sulla traccia di una mulattiera che, sulla destra, contorna la fiancata della montagna e ne segue le rientranze con percorso pressoché pianeggiante; dopo qualche decina di minuti si entra nell’ampio e suggestivo vallone di Verrogne e, tenendo la destra, ci si dirige verso un evidente chiusa per l’acqua. Superata questa ed una seconda poco distante, si attraversa un ruscello e si risale sulla sponda opposta giungendo all’alpeggio di Loè ed alle paline situate alla sua sinistra (2001 m). Da queste ci si alza sui pendii abbastanza ripidi tagliando la fiancata verso destra per arrivare ad una spalletta dove la pendenza diminuisce e si devia sulla sinistra per passare tra i radi alberi; giunti ad un piccolo slargo tra gli alberi si tiene ancora la sinistra e con percorso rettilineo si rimonta in leggera salita la fiancata boschiva. Quando si arriva in prossimità di pendii piuttosto ripidi si svolta decisamente a destra e, sia con qualche tornante sia traversando sempre verso destra, si raggiunge faticosamente la soprastante panoramica dorsale. Ora si continua sulla destra seguendone le ondulazioni o passando tra di esse nei punti di minor pendenza puntando alla cima più alta dove si trova un ometto di pietre (2361 m): da questa anticima si ha ormai ben visibile ormai la punta meta dell’escursione visibile al termine della cresta che si dirige verso est. Si perdono dunque alcune decine di metri di dislivello e si raggiunge il colletto sottostante dal quale si riprende a salire sulla cresta rimanendone all’inizio sul suo comodo filo per poi tenere preferibilmente la sua destra. Si arriva ad un affioramento roccioso che si supera sulla destra con un passaggio un po’ esposto dopo il quale la dorsale ritorna larga; la salita prosegue costeggiando sulla destra un rado boschetto dove si supera un breve tratto ripido ed esposto che ci porta ad affrontare l’ultimo tratto di cresta. Questo si supera senza problemi su una pendenza che va sensibilmente diminuendo ed in breve, percorse alcune decine di metri, si raggiunge la panoramica croce lignea che la sormonta. Al ritorno, se non si vuole risalire all’anticima e se il manto nevoso è ben assestato, si può tagliare sotto di essa rimanendo però un po’ alti per scendere decisamente, dopo un lungo traverso, verso le tracce di salita quando si individuano nel bosco sottostante; questa variante di discesa è sconsigliabile con scarsa visibilità.