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| Piemonte / Rassa |
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Ultima modifica: 15.05.08

Alpe Toso (1649 m) - © 2005 Maria Grazia Schiapparelli
| Tipo itinerario: | Circolare |
| Difficoltà: | Escursionisti (E) |
| Sforzo Fisico: | Basso |
| Pericolo oggettivo: | Nessuno |
| Tratti esposti: | Nessuno |
| Segnavia: | 51 |
| Tempo complessivo: | 3h55' |
| Tempo di salita: | 2h40' |
| Tempo di discesa: | 1h15' |
| Quota alla partenza: | 917 m |
| Quota alla meta: | 1649 m |
| Dislivello: | |
| Max quota raggiunta: | 1649 m |
| Lunghezza percorso: | |
| Punto GPS (UTM 32T): | |
| Esposizione: | |
| Periodo consigliato: | maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre (periodo fioritura peonie giugno 10-20 secondo la meteo dell'anno) |
| Acqua |
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| Bibliografia: | |
| Cartografia: |
Rassa è un piccolo paese Walser che sorge alla confluenza di due valli, la val Sorba e la val Gronda dove i due torrenti omonimi si uniscono. La sua popolazione nel 2001 era di 71 abitanti, nel 1881, di 699. La chiesa parrocchiale fu costruita su di una precedente pieve del 1523. Il paesino è uno dei più graziosi e caratteristici della valsesia, ed ha saputo conservare integre le caratteristiche delle sue case Walser; i suoi abitanti sono chiamanti i "tremendi", forse per il carattere forte della poplazione. Notevoli i due ponti ad arco in pietra e la segheria alimentata dalle acque del torrente Sorba. Intorno a Rassa, nei boschi, si trovano parecchie carbonaie, che in passato facevano fronte al fabbisogno della vallata; sopra il Massaro poi, c'è una cava di marmo purissimo, migliore di quello di Candoglia, ancora oggi usato per la fabbrica del Duomo di Milano; nei secoli passati fu utilizzato anche il marmo di Rassa, ma lo sfruttamento di questa cava venne abbandonato per via dei costi proibitivi di trasporto del materiale e per le difficoltà collegate. I blocchi venivato tagliati nella stagione estiva, lasciati in loco e portati a valle d'inverno con le slitte sulla neve (come le beole per i tetti, prelevate da un'altra cava). Proprio questa vena di marmo ha reso possibile la crescita in val Sorba della paeonia officinalis, che si sviluppa appunto lungo i bianchi detriti della cava di marmo, insieme a mughetti e ad Iris di montagna. Le peonie hanno un colore rosaceo bellissimo, e spuntano tra le pietre, qui non ci sono alberi come a Perloz. Suggerisco di effettuare questo giro per andare a vedere la fioritura di questa meraviglia. Il territorio di Rassa, intorno al 1300, fu teatro di alcune vicende collegate a Frà Dolcino, e la memoria delle sue gesta sopravvive ancor oggi nei racconti della popolazione. Intorno a questo personaggio, eretico, condannato a morte e giustiziato dopo aver assistito al rogo della sua compagna, la bellissima Margherita, aleggia un alone misterioso; le notizie tramandate a noi arrivano tutte dai suoi avversari, per cui non si ha la certezza circa la loro attendibilità . Frà Dolcino (forse frà da fratello, non si sa se avesse preso i voti), aderì alla setta degli Apostolici, schierandosi apertamente contro il Papa Bonifacio VIII e contro la chiesa di Roma. Incominciò a predicare nella zona di Arco di Trento; dotato di una forte fascino e di una notevole capacità di comunicazione, si spostò nel Bresciano, accrebbe i suoi seguaci ed arrivò in Valsesia, con l'intento di creare qui una zona franca allargando la sua comunità. All'inizio fu aiutato dalla popolazione, che sperava in un riscatto da una vita durissima, poi, abbandonato da tutti, dai potenti che gli erano stati alleati per un certo periodo, e dai valligiani, stanchi delle continue razzie, si spostò nel Biellese, rifugiandosi sul Monte Rubello con i suoi seguaci. Contro di lui si scatenò una vera e propria crociata, capitanata dal vescovo di Vercelli, che coinvolse anche truppe del novarese; Frà Dolcino ed i suoi furono assediati, fatti prigionieri e messi a morte.
Uscita di Romagnano-Ghemme dell'A26, (Voltri Sempione) e prosecuzione per Alagna, lungo la SS299; dall'uscita del casello sono circa una cinquantina di km, 21 da Varallo. Dopo Varallo, superare Balmuccia, Scopa e Scopello, poi un pò prima di Campertogno, attraversare a sinistra il ponte di Quare, sul torrente Sesia, e dopo 2 km raggiungere Rassa, dove si lascia l'auto in prossimità di uno sterrato che sale all'inizio della val Sorba.
Lasciata l'auto nel piazzale a monte del paese (917 m), proseguire lungo uno sterrato al servizio degli alpigiani, imboccando la mulattiera presso l'alpe Crosetti alla Cottura (1055 m): il sentiero è marcato 51. In pochi minuti si raggiunge l'Alpe Campello (1093 m, 0h35'), dalla quale, con percorso quasi pianeggiante, arriviamo all' alpe Sorba e al Ponte della Prabella (1180 m 0h50'). Saliamo leggerermente oltrepassando la Cascina Antaiù'a (1220 m); poco oltre si può ancora vedere un antico forno per la calce. Dopo il forno, il torrente Sorba ci regala una bella cascata, la "Gula Talheintha". Il percorso raggiunge quindi i bei pascoli dell'alpe Dosso (1395 m, 1h40'), poi sale leggermente, passa il rio Artorto, supera una bella sorgente e arriva all'alpe Massucco dove a sinistra, oltre il pascolo, una lapide ricorda la fucilazione di un partigiano (1528 m, 2h00'). Un pò oltre l'alpe Mazzucco, in alto a destra, salendo, si incominciano a vedere i bianchi affioramenti della cava di marmo. Le peonie crescono in questa zona, qualche metro sopra la mulattiera. Occorre guardare bene per vederle, e una volta individuate si può salire con cautela lungo la pietraia per ammirarle più facilmente. A questo punto ci sono due possibilità: o si torna sui propri passi, prestando moltissima attenzione, perché le rocce della pietraia sono piuttosto taglienti e non molto stabili, e si riprende la mulattiera che sale con qualche tornante fino all'alpe Toso (1649 m, 2h40'), oppure si continua a salire per la pietraia fino ad incrociare il sentiero che dall'alpe Toso sale all'alpe Artorto, e lo si percorre in discesa fino all'alpe Toso. Se siete saliti un pò troppo lungo la pietraia ammaliati dalle peonie, consiglio questa soluzione, senz'altro più sicura. Attenti a dove mettete le mani, la cautela in montagna è d'obbligo! Dall'alpe Toso si può proseguire fino alle alpi e al Lago della Lamaccia (m. 1896), distante una quarantina di minuti e d'estate circondato da eriofori, e dal lago, con un lungo traverso spesso invaso dalla vegetazione si arriva al colle della Ronda (2023 m), che si affaccia sul vallone Biellese del Monte Bò. Nello stesso vallone si giunge anche salendo direttamente dall'alpe Toso in un'oretta fino alla Bocchetta del Croso (1940 m), valico che metteva in comunicazione la Valsesia con il Biellese, ancora oggi percorso dalla processione votiva che da Rassa raggiunge dopo tante ore di cammino il santuario d'Oropa. Dall'alpe Toso il percorso di rientro a Rassa è lo stesso dell'andata, e si effettua in un'ora e un quarto circa.
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| Le belle case | Uno dei due ponti | Rassa | Il Sorba | Alpe Campello |
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| Alpe Campello | Alpe Sorba | Alpe Sorba | Rododendri | Peonie |
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| Peonia | Peonie | Peonie e mughetti | Alpe Mazzucco al ritorno |
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