Racchette da neve
Rhêmes-Notre-Dame
Bella passeggiata dal Capoluogo a Tumel sotto un freddo pungente (-24 gradi)
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Chamois
Sempre bella la passeggiata da La Magdeleine a Chamois. Porre attenzione al pagamento del parcheggio a La Magdeleine (5 euro al giorno tariffa fissa!!!!!!).
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Château
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I Poncia
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Grandes Arpilles
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Clavalitè
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Punta Oilletta
Questa bella escursione è esposta in pieno sud e raggiunge una cima molto panoramica che si trova all’inizio della lunga cresta la quale ,da qui, raggiunge il lontano Mont Fallere. Già durante la salita, al cui inizio si attraversa un bellissimo bosco di larici e begli abeti, la visuale si allarga sulle vette situate a sud della valle centrale per poi aprirsi verso il gruppo del Rutor ed il massiccio del Monte Bianco; arrivati in vetta poi il giro d’orizzonte è semplicemente spaziale e lo sguardo si perde letteralmente dai 4000 delle Alpi di confine alle altre mille vette innevate che ci circondano. Il percorso qui effettuato non ricalca quello del sentiero estivo, un po’ più lungo e monotono, ma risale un bel bosco all’uscita del quale i pendii, anche ripidi, che bisogna affrontare devono essere ben valutati per scegliere la migliore via di percorrenza.
Descrizione
Dalla piazzetta del parcheggio ci si incammina verso i pendii soprastanti risalendoli con comodi tornanti ma rimanendo preferibilmente sulla sinistra; camminando in questa direzione si oltrepassano un paio di bassi muretti e, giunti al limitare del rado bosco si interseca la traccia del sentiero. Tagliando comodamente il pendio si passa accanto ad una presa per l’acqua, che si lascia alla destra, per raggiungere appena sopra la strada proveniente dal villaggio (volendo la si può percorrere partendo dalla destra del parcheggio ma il percorso verrà allungato sensibilmente). Da qui si vede una palina segnaletica alla quale si devia a destra per raggiungere uno steccato che delimita il piccolo bacino del Lago di Joux (1905 m) oltre il quale, verso nord, inizia il lungo vallone di Vertosan. Per continuare l’escursione si tiene la destra indirizzandosi verso un’altra palina segnaletica ben visibile al limite del bosco nel quale ci si addentra con dolce pendenza; risalitolo con andamento pressoché rettilineo per una decina di minuti, ci si tiene poi leggermente sulla sinistra per arrivare ad uno slargo quasi pianeggiante (2000 m circa). Ora si devia verso destra e, compiendo numerosi tornanti, si risale il pendio ripido passando ancora nel bosco mai però troppo fitto. Arrivati faticosamente negli spazi più aperti le pendenze diminuiscono temporaneamente e, tenendo ancora la destra, si punta ad un’anticima sulla dorsale; risalito un ripido pendio ci si dirige verso di essa senza però raggiungerla ma si passandola al piccolo colletto sulla destra. Il percorso ora spiana un po’ e, lasciando alla destra un’evidente anticima rocciosa, si arriva in un avvallamento compreso tra la marcata cresta a sinistra ed una dorsale poco accentuata a destra; da qui, a seconda delle condizioni, si deve puntare ad un evidente largo canale che si può risalire direttamente oppure, traversato al di sotto di esso, raggiungere la dorsale di sinistra per seguirla sul filo. In questa salita si è affrontato direttamente, con alcuni ripidi e faticosi tornanti, il largo canale alla sommità del quale si scorge, su una puntina alla sinistra, un palo metallico con una centralina alimentata da un piccolo pannello solare; una volta raggiuntala si devia a destra ed in pochi minuti si arriva al panoramico omino di vetta nel quale è situata una teca con una statuetta della madonna.
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Becca France
La Becca France è un punto panoramico eccezionale sia sulle vette che dominano Aosta e tutta la valle centrale sia sul bellissimo comprensorio del Mont Fallére che si trova in posizione imponente e centrale tra i suoi “satelliti”. Il dislivello non eccessivo ed il percorso relativamente breve, poco più di dieci chilometri, non devono però trarre in inganno sulla facilità del percorso che, dopo i dolci pendii sopra Vetan sino alla palina a quota 1908 m, presentano attraversamenti sotto pendii ripidi che, se con carchi nevosi instabili, possono essere delicati; in seguito la progressione si fa comoda sino a Loé dopo di che i pendii da risalire diventano sostenuti e su versanti abbastanza ripidi. La dorsale sino alla vetta è, per gran parte, facile mentre l’ultimo tratto presenta alcuni punti esposti e comunque, valutando al momento, possono richiedere l’uso dei ramponi.
Descrizione
Dal parcheggio ci si incammina verso il suo termine superiore e si inizia a salire sulla destra giungendo in breve sui pendii soprastanti le piste di fondo; si risalgono liberamente le dolci ondulazioni tenendo la destra puntando il ben visibile alpeggio di Thoules situato più in alto. Senza raggiungerlo si passa sotto di esso traversando a destra per scendere di poco e, attraversato un piccolo torrente, si arriva ad una palina segnaletica (1908 m). Da questa si prosegue sulla traccia di una mulattiera che, sulla destra, contorna la fiancata della montagna e ne segue le rientranze con percorso pressoché pianeggiante; dopo qualche decina di minuti si entra nell’ampio e suggestivo vallone di Verrogne e, tenendo la destra, ci si dirige verso un evidente chiusa per l’acqua. Superata questa ed una seconda poco distante, si attraversa un ruscello e si risale sulla sponda opposta giungendo all’alpeggio di Loè ed alle paline situate alla sua sinistra (2001 m). Da queste ci si alza sui pendii abbastanza ripidi tagliando la fiancata verso destra per arrivare ad una spalletta dove la pendenza diminuisce e si devia sulla sinistra per passare tra i radi alberi; giunti ad un piccolo slargo tra gli alberi si tiene ancora la sinistra e con percorso rettilineo si rimonta in leggera salita la fiancata boschiva. Quando si arriva in prossimità di pendii piuttosto ripidi si svolta decisamente a destra e, sia con qualche tornante sia traversando sempre verso destra, si raggiunge faticosamente la soprastante panoramica dorsale. Ora si continua sulla destra seguendone le ondulazioni o passando tra di esse nei punti di minor pendenza puntando alla cima più alta dove si trova un ometto di pietre (2361 m): da questa anticima si ha ormai ben visibile ormai la punta meta dell’escursione visibile al termine della cresta che si dirige verso est. Si perdono dunque alcune decine di metri di dislivello e si raggiunge il colletto sottostante dal quale si riprende a salire sulla cresta rimanendone all’inizio sul suo comodo filo per poi tenere preferibilmente la sua destra. Si arriva ad un affioramento roccioso che si supera sulla destra con un passaggio un po’ esposto dopo il quale la dorsale ritorna larga; la salita prosegue costeggiando sulla destra un rado boschetto dove si supera un breve tratto ripido ed esposto che ci porta ad affrontare l’ultimo tratto di cresta. Questo si supera senza problemi su una pendenza che va sensibilmente diminuendo ed in breve, percorse alcune decine di metri, si raggiunge la panoramica croce lignea che la sormonta. Al ritorno, se non si vuole risalire all’anticima e se il manto nevoso è ben assestato, si può tagliare sotto di essa rimanendo però un po’ alti per scendere decisamente, dopo un lungo traverso, verso le tracce di salita quando si individuano nel bosco sottostante; questa variante di discesa è sconsigliabile con scarsa visibilità.
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Col Léché
Il Col Léché è l’ampia insellatura ubicata sullo spartiacque che separa la Comba Dèche, a nord, dalla Comba di Chaléby a sud ed unisce la cresta occidentale del Mont Faroma con la rispettiva cresta orientale del Grad Pays. L’escursione, lunga ed impegnativa, si sviluppa in luoghi poco frequentati dell’alta Valle di St. Barthelemy ed è da intraprendere con condizioni del manto nevoso ben assestato sia per l’attraversamento della ripida bastionata rocciosa a metà percorso che dei pendii superiori oltre l’alpeggio di Léché soggetti a slavine. Il percorso è molto suggestivo e si sviluppa su pendenze che, all’inizio, sono dolci e poco accentuate mentre, dall’imbocco del sentiero a quota 1962, diventano più impegnative anche per la percorrenza di brevi ma esposti traversi.
Descrizione
Dalla sbarra si prosegue sulla traccia della poderale che, in leggera discesa, costeggia la fiancata della montagna avvicinandosi poi al torrente che si attraversa sulla sinistra; compiuta la svolta a sinistra si giunge ad una piccola baita (1627 m) dalla quale su prosegue sul fondo del vallone seguendo il corso del torrente. che si lascia alla destra. Camminando sulla traccia di una larga mulattiera si passa accanto ad una chiusa dell’acqua dopo la quale si attraversa il torrente nel suo punto migliore; la progressione continua in lieve pendenza nello splendido vallone avendo davanti a noi l’imponente sagoma del Mont Faroma. Superata una seconda chiusa dell’acqua ci si congiunge con una poderale proveniente dalla destra (1817 m) e si riattraversa il torrente su un ponte continuando sulla traccia della poderale che sale a sinistra; per evitare di allungare troppo il percorso sulla strada conviene salire direttamente un ampio pendio per andare così a riprenderla più sopra. Si raggiunge in breve un bivio ben segnalato dalle paline (1912 m) al quale si svolta a sinistra e, su percorso con poca pendenza, si trova quasi subito un successivo bivio con l’evidente segnavia su una roccia (1962 m). Lo si risale nel bosco con la pendenza che ora aumenta sensibilmente e, rimanendo leggermente alla destra di una monorotaia di servizio dell’alpeggio superiore (se visibile), si passa al di sotto di numerose rocce sporgenti compiendo alcuni traversi brevi ma esposti; spostandosi sulla destra della bastionata rocciosa si abbandona temporaneamente il percorso della monorotaia arrivando ad un panoramico dentino dal quale si continua la salita più direttamente, ormai fuori dal rado bosco, che sbuca su un pendio in spazi più aperti. Inoltrandosi nel vallone ci si tiene sui pendii di destra dirigendosi verso una grossa balma con una freccia gialla, che si oltrepassa, per arrivare ad un evidente colletto (2286 m) dal quale, invece di seguire il tracciato del sentiero che continua con un lungo ed esposto traverso, conviene risalire il breve tratto ripido che conduce alla sommità della dorsale sormontata da qualche pianta. Ora la salita si addolcisce un po’ e ci si dirige verso nord tra i dolci pendii sui quali si trova il bell’alpeggio di Léché (2353 m), lo si supera sulla destra e, senza scendere nella conca sottostante, si segue la dorsale che si alza con pendenze più sostenute alla sinistra. Quando il percorso spiana un po’, e senza avvicinarsi troppo alle pendici del Grand Pays, si devia leggermente sulla destra in direzione dell’ampia insellatura che si raggiunge con un ultimo tratto ripido.
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