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Passo del Forcellino
INTRODUZIONE
Lunga escursione che unisce in un unico anello due delle valli che convergono sul centro idroelettrico di Vedello. Si percorrono monti solitari e particolarmente selvaggi nonostante la quota non eccessivamente elevata. Isolamento non intaccato dalla presenza del sentiero "Gran Via delle Orobie", attualmente quasi invisibile sul terreno per lunghi tratti e con segnali a vernice molto deteriorati. Nel tratto di salita al Passo del Forcellino si percorre la Val Vedello, sede negli anni 1970 di scavi minerari per la ricerca di uranio, ancora pesantemente caratterizzata da discariche, strade di accesso, canalizzazioni e muri di contenimento. Le gallerie sono invece scomparse, minate e fatte saltare negli anni '80 su richiesta delle autorità locali. Durante la discesa si può incontrare il vasto Lago Zappello: a seconda della stagione - disgelo e piogge abbondanti oppure siccità - uno specchio d'acqua o una distesa di sabbia. Per affrontare il percorso è necessaria un'ottima visibilità e una particolare attenzione a seguire la scadente segnaletica a vernice.
DESCRIZIONE
Dal bivio Ambria-Agneda 1096m ci si dirige verso quest'ultima su pista cementata: le poche case dell'abitato stagionale (Agneda 1228m) si trovano all'inizio di una lunghissima piana alluvionale che termina alla base della Diga di Scais. Una sterrata sequenza di tornanti ripidissimi porta all'altezza del muraglione; la pista sterrata prosegue poi sul lato destro del lago: si tratta di un residuato dei lavori minerari, e attualmente è molto rovinata da dilavamenti, frane e valanghe. Il percorso prende quota gradualmente fino ad un tornante dove alcuni segnali della GVO (Gran Via delle Orobie) indirizzano a destra verso un sentierino sassoso e ripido che - successivamente in semi-piano - conduce all'Alpe Zoc 1814m. Da qui la traccia, fra pascoli e sassi, retroverte e con un lunghissimo traverso ascendente si porta alla base delle rocce del soprastante Pizzo Ceric 2536m. Raggiunto il fondovalle alla base della cupa parete nord del Pizzo del Salto 2665m, i radi segnali indicano il miglior percorso in un labirinto di blocchi rocciosi di verrucano. La salita termina ai 2245m del Passo del Forcellino. Sull'altro versante diventa veramente indispensabile poter distinguere le segnalazioni perchè il percorso - raramente visibile sul terreno - non segue una direzione logicamente intuibile: a grandi linee, dopo un traverso esposto e franoso si scende ad un guado che precede i ruderi di un baitello; si prosegue a saliscendi fra i cespugli di ontano fino a raggiungere il faticoso pietrame di un'antica morena. Facendo attenzione, la scritta a vernice "Ambria" (a terra, su di un sasso rivolto contro il senso di marcia) indica il punto in cui abbandonare la GVO; da qui, verso destra e senza traccia, ci si dirige alle baite Dossello 1593m, punto di arrivo di una bella mulattiera percorribile da piccoli mezzi agricoli. Seguendo questa pista si scende alla piana del Lago Zappello 1530m, sbarrata a valle dal gradino del Passo Zappello 1560m. proseguendo si incontrano le baite Zappello 1480m (recentemente molto danneggiate dalla neve) e una grande presa d'acqua, già in vista del villaggio di Ambria 1325m. La discesa a valle segue una carrozzabile sterrata (percorribile dai veicoli autorizzati) che in poco più di 2 km porta al bivio iniziale.
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Cima di Dàssola
INTRODUZIONE
Meta panoramica di prim'ordine praticamente sconosciuta: anche la cartografia e i pochi escursionisti locali ne confondono il nome (Cima Zocca) con quello di una vetta contigua. Il percorso è privo di difficoltà tecniche (solo, attenzione all'ultimo tratto un po' roccioso in caso di neve), ma quasi totalmente privo di segnalazioni: lungo un tratto boscoso fra la casera e la vetta - non intuibile nè evidente - una decina di bolli sbiaditi permette di orientarsi a malapena. Dalla croce di vetta, nelle giornate favorevoli per trasparenza dell'aria, si può ammirare un tratto di alpi dal Cervino all'Adamello.
DESCRIZIONE
Dal parcheggio di Somvalle 1062m si prosegue attraverso la piazzetta centrale e quindi si sale subito a sinistra (varie possibilità) a raggiungere la ripida mulattiera a gradoni già visibile oltre la contrada. Si percorre un lungo traverso ascendente nel bosco di latifoglie che si raggiunge subito dopo due caselli dell'acquedotto; raggiunta una costolatura (margine settentrionale della Val Fulfulèra) la si risale con una serie di brevi tornantini ripidi e sassosi fino al suo culmine. Qui, da un versante caldo e assolato, si volge improvvisamente a ENE e - in semipiano - si attraversa lungamente una abetaia umida e buia: oltrepassato un canale di frana si giunge ad una valletta paludosa secondaria aperta alla base dell'Alpe Dàssola a circa 1700m. Sull'altro lato della conca, poche decine di metri nel bosco portano a raggiungere il punto più basso della vastissima radura di Dàssola - da 1737m a 1930m. Dalla prima baita isolata si risale il pascolo abbandonato fino alle baite della casera (piccolo gruppo di rustici con cappelletta votiva) e quindi, seguendo vaghissime tracce nell'erba, alla baita più alta. Le tracce proseguono - quasi invisibili - in piano: appena entrati nuovamente nel bosco è necessario fare riferimento ad un muro a secco, dove si nota un primo bollo di vernice rosso scuro. I segnali sono visibili sui tronchi degli alberi e guidano la risalita di una valletta ricoperta di rododendri; al suo termine una nuova radura (baita con adiacente tronco di larice fulminato) precede il raggiungimento di un sottile crinale a confine con la media Valtellina (belle inquadrature panoramiche): da qui un sentiero - anche con tratti di adattamento artificiale - conduce fino ad una conca sotto la verticale delle rocce di vetta. Si prosegue - vista l'impraticabilità del versante - compiendo un ampio giro verso sinistra in senso orario sui dossi sassosi a margine della conca fino a raggiungere un grosso ometto di pietre. Da questo si sale ad attraversare una pietraia instabile in direzione di una breve cengia alla base di un lastrone di roccia: pochi passi e si raggiunge la cresta erbosa e sottile che conduce alla croce della Cima di Dàssola 2166m.
Ritorno per la via di andata.
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Becca di Pré d'Ament - Il Sigaro
Questa salita è gettonatissima dagli escursionisti invernali per gli incantevoli pendii superiori su cui si sviluppa e per il bellissimo panorama che si gode sul gruppo del Rutor; infatti, superato il primo tratto degli alpeggi, ci si apre davanti un ampio e splendido vallone contornato da belle cime che racchiudono innumerevoli dossi immacolati mai eccessivamente ripidi. Gli eventuali pericoli si trovano nel percorrere la stradina che costeggia dall’alto il lago di Beauregard; in questo tratto la presenza di coni di valanghe possono rendere problematico il loro attraversamento per la forte esposizione sui corti pendii ripidi. Per il resto l’escursione si svolge in un ambiente che trasmette rilassatezza e senso di pace.
Descrizione
Dalla diga si imbocca la stradina che in piano costeggia a mezzacosta il sottostante lago di Beauregard superando alcune piccole slavine che, a volte, creano coni nevosi da superare con traversi brevi ma esposti. Dopo qualche minuto si arriva ad una piccola galleria che si attraversa e, subito dopo, si svolta decisamente a destra per rimontare il breve pendio che la sovrasta arrivando ad una stradina (questa si raggiunge anche proseguendo diritti dopo la galleria e al primo bivio si devia a sinistra); si percorrono alcuni tornanti e, superato un bivio, si raggiungono le vicine baite ben visibili al di sopra sulla destra. Rimontato dunque il breve pendio si lasciano alla sinistra le baite di Rocher (1896 m) e si risale il ripido pendio alle spalle di esse per poi tenere la destra e, con una salita diagonale, raggiungere le panoramiche baite di Prariond (2045 m). Continuando ancora la salita nella stessa direzione si arriva in vista di una chiesetta che non si raggiunge ma, piegando a sinistra, si arriva alle baite di Bois (2140 m). Qui si rimonta il pendio soprastante spostandosi gradatamente verso sinistra sino a raggiungere l’alpeggio di Catin (2309 m); a questo punto il vallone si apre in tutta la sua vastità e, con la pendenza che ora diminuisce sensibilmente, ci si inoltra in esso dirigendosi verso i numerosi dossi della sua parte alta. Questi si raggiungono dopo un tratto in leggera pendenza e si superano sia direttamente che passando nei punti di minor pendenza avvicinandosi sempre più alla ormai ben visibile sagoma del “sigaro”. Ancora un paio di dossi da superare e, piegando leggermente a destra, si arriva al colletto appena sotto la guglia.
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Il Tracciolino
INTRODUZIONE
Il Tracciolino è il classico e ben noto viottolo pianeggiante che unisce, con percorso caratteristico vario e panoramico, gli impianti idroelettrici della Valle dei Ratti a quelli della Val Codera. Questa gita è pensata per conoscere due accessi insoliti, risalenti agli anni 1930 all'epoca di inizio lavori: la via di salita è tuttora in uso come percorso diretto da Verceia agli alpeggi del versante meridionale della Valle dei Ratti; al contrario, il sentiero di discesa, capolavoro di ricerca del passaggio in zone molto impervie, è in condizioni di avanzato degrado: l'invasione da parte della vegetazione e l'erosione per il passaggio di ungulati lo rendono talora di difficile riconoscimento e spesso di arduo percorso.
Da considerare con attenzione - in autunno e inverno - la considerevole massa di foglie secche che occulta il sentiero in modo insidioso: usare ulteriore prudenza nei tratti esposti.
DESCRIZIONE
Dal piccolo parcheggio di Via del Mulino 200m si imbocca la mulattiera segnalata e, fra le case, si raggiunge una fontana: la mulattiera prosegue a destra e subito entra nel castagneto. Alcuni regolari tornanti e si raggiunge un bivio pochi metri sotto una strada asfaltata nei pressi dei Crotti di Sceglio in Contrada Zocche 400m. Si prende a sinistra e si inizia un lungo traverso - ascendente a tratti - che si addentra in Valle dei Ratti. La mulattiera, talora protetta da corrimano a valle, oltrepassa una galleria paramassi e guada le poche acque della Val Priasca; aggirati alcuni valloni secondari, affianca i resti di una teleferica e, nei pressi di una baita con faggio monumentale, raggiunge uno snodo di sentieri. Si sceglie il ramo di sinistra che, in breve, scende nel fondovalle in corrispondenza del camminamento superiore della Diga di Moledana 905m: raggiunto l'altro versante si inizia in galleria il cammino sul Tracciolino. Seguendo i binari si oltrepassano nell'ordine il bivio a destra per Frasnedo e l'alta valle, la casa del guardiano e la stazione intermedia della teleferica da Verceia, e alcuni ponti in ferro, fino ad arrivare al bivio principale del Tracciolino: si lascia a destra la lunghissima galleria per san Giorgio e la Val Codera scegliendo la via di sinistra. In poche centinaia di metri i binari raggiungono il capolinea, un piazzale - panoramicissimo sul sottostante Lago di Mezzola - alla convergenza con il piano inclinato della condotta della centrale di Campo Mezzola. Il sentiero di discesa, ben individuabile sotto l'ultima arcata della funicolare di servizio, parte molto ripido nella boscaglia che interseca la parete rocciosa (molto esposto !!): percorrendo boschetti sospesi, cenge e terrazzi erbosi, la traccia si porta in una zona meno ripida, dove si riconoscono le originali strutture a secco di sostegno del passaggio. Una particolare estensione di eriche arboree precede un ponticello di attraversamento della condotta e un dosso di vecchio rimboschimento con specie esotiche (pini himalayani e querce rosse americane). La mulattiera, ormai molto comoda, dopo aver affiancato una vecchia cava di granito, raggiunge un gruppo di crotti al confine con prime case di Campo Mezzola. Da qui si scende ad attraversare la statale e si raggiunge un tratto di strada dismessa sulla riva del lago; la si percorre verso sinistra fino a raggiungere l'abitato di Verceia: le indicazioni per l'Hotel Saligari conducono al punto di partenza.
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Rifugio Benigni
INTRODUZIONE
Sicuramente non si tratta dell'itinerario più breve e logico per raggiungere il rifugio, ma permette un "giro turistico" molto esaustivo nella conoscenza dei vari ambienti dell'alta Val Gerola. Si passa dai pascoli alle dighe, ai laghi naturali, fra pietraie e guglie rocciose, con anche la possibilità di incontrare branchi di stambecchi.
DESCRIZIONE
Da Pescegallo 1454m, a fianco della stazione della seggiovia, ci si dirige a destra verso una baita isolata dove alcune segnalazioni ci indirizzano nella soprastante abetaia. Risalitala con alcuni tornanti, si raggiunge la baita del Dossetto all'imbocco della solitaria Val Tronella; oltrepassato il fondovalle, si percorre a tornanti il versante alla base del Pizzo di Tronella per portarsi poi in piano al poggio del Pich 1835m con baita e micro-laghetto. Una larga mulattiera più o meno pianeggiante (risalente ai tempi dei lavori idroelettrici) consente di avvicinarsi rapidamente al Lago di Trona 1805m, ma, senza raggiungerlo, all'inizio della discesa - al bivio nella pietraia - si volge a sinistra per un lungo traverso ascendente a mezzacosta sopra il medesimo Lago di Trona e il contiguo Lago Zancone. Dopo un incremento della salita, un nuovo bivio ci fa lasciare a destra la traccia per il Lago Rotondo indirizzandoci alla visibile Bocchetta di Val Pianella 2224m: ci troviamo al confine fra le province di Sondrio e Bergamo. Il sentiero, ormai pianeggiante, percorre il bordo di una conca sassosa per poi imboccare la parte terminale di un incassato canalone (senza nome sulle carte, detto "di Val Pianella", che termina nel ripiano pascolivo della baita del Piano 1855m). La traccia - molto sassosa e a tratti franosa - si sposta verso Nord fino a convergere nel percorso proveniente dalla Val Brembana: poche decine di ripidi metri e ci si ritrova sull'ampia spianata del Lago dei Piazzotti 2224m e del Rifugio Benigni 2222m. Prima di intraprendere la discesa è conveniente raggiungere - verso nord - un poggio panoramico verso la Valtellina attrazzato con una tavola identificativa dei monti all'orizzonte. Si torna sui propri passi a riprendere il sentiero che scende in Val Brembana: è molto ripido e con sassi mobili - specialmente lungo uno stretto canale di un centinaio di metri - fino a raggiungere un bivio. Si prende a sinistra una traccia a mezzacosta lievemente ascendente diretta allo stretto valico del Passo di Salmurano Occidentale 2017m. Di nuovo sul versante valtellinese, in breve si raggiugono le strutture a monte della stazione sciistica di Pescegallo 1991m, e, seguendo sul pascolo la linea dello skilift, si scende al Rifugio Salmurano 1750m. Due le possibilità per tornare al punto di partenza: seguire la pista di servizio agli impianti (più comoda, ma lunga) oppure portarsi verso sinistra a percorrere il tracciato della Pista Rocca (più breve, ma ripida e sassosa nella parte alta).
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Bellavista
INTRODUZIONE
Ampio giro sul versante boscoso del Monte Generoso, quello più abitato e ancora parzialmente utilizzato per le attività forestali e di pastorizia. La meta finale - peraltro raggiungibile per altre vie in auto o con il tipico treno a cremagliera - è un noto punto panoramico affacciato a sbalzo sul Lago di Lugano con panorami fin sulle vette del Vallese. Lungo il percorso si possono visitare esemplari di nevere (edifici per lo stoccaggio della neve a scopo di refrigeramento dei prodotti caseari) ancora perfettamente conservati. Inoltre, non è inconsueto l'incontro con begli esemplari di camoscio.
DESCRIZIONE
Da Muggio 651 m, tramite una stradina asfaltata chiusa al traffico non autorizzato, si scende al ponte sulla Breggia 570 m per poi risalire alla chiesa di San Giovanni 658 m; poco oltre - alle antiche case di Tur (un'architrave è incisa con la data 1797) - la pista carrozzabile termina e si imbocca sulla sinistra una bella mulattiera che sale con lunghi traversi e regolari tornanti nella selva di castagni da frutto. Raggiunta la cascina abbandonata dell'Alpe di Germania 967 m, ci si presenta un bivio (punto di convergenza con la via di ritorno): si svolta a destra e con un lungo mezzacosta nella faggeta - toccate le cascine con nevera di Dosso Piatto - si raggiunge con un ultimo strappo il villaggio di Muggiasca 951 m, abitato tutto l'anno e con vivace attività agricola. Si prosegue in salita sulla strada asfaltata per alcune centinaia di metri finchè le indicazioni non indirizzano su di un ripido sentierino sulla destra: qualche tornante nel bosco e ci si ritrova sulla vasta costa prativa della Cascina d'Armirone 1152 m. [Dell'alpeggio originale rimane solo - ben restaurato - l'edificio dell'oratorio del 1750]. Sotto un filare di aceri monumentali si incrocia una pista carrozzabile: la si segue verso destra fino al piazzale di un ristorante; qui - di nuovo a destra - viene indicata la strada per la stazione ferroviaria di Bellavista: sono 700 metri di comoda strada in un luminoso bosco di faggi. Nei pressi della stazione 1221 m (fermata intermedia estiva del treno per la vetta del Monte Generoso) si attraversano i binari e, a fianco dei ruderi dell'albergo "Des Alpes", si imbocca un viottolo che conduce in piano al terrazzo panoramico a picco sul sottostante Lago Ceresio. Si torna alla cascina d'Armirone (possibilità di scorciatoia indicata sulla sinistra) e si prosegue sulla pista asfaltata fino ad uno slargo - i Cassinelli 1105 m - dove viene segnalata a sinistra la discesa verso il dosso di Pianspessa 1035 m (nevera e roccolo). Percorsi i panoramici prati, il sentiero si infila nel bosco e - stretto ma ben tracciato - scende con ripidi tornanti all'Alpe di Germania, dove ci si ricongiunge - come indicato - col percorso di salita.
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Punta Oilletta
Questa bella escursione è esposta in pieno sud e raggiunge una cima molto panoramica che si trova all’inizio della lunga cresta la quale ,da qui, raggiunge il lontano Mont Fallere. Già durante la salita, al cui inizio si attraversa un bellissimo bosco di larici e begli abeti, la visuale si allarga sulle vette situate a sud della valle centrale per poi aprirsi verso il gruppo del Rutor ed il massiccio del Monte Bianco; arrivati in vetta poi il giro d’orizzonte è semplicemente spaziale e lo sguardo si perde letteralmente dai 4000 delle Alpi di confine alle altre mille vette innevate che ci circondano. Il percorso qui effettuato non ricalca quello del sentiero estivo, un po’ più lungo e monotono, ma risale un bel bosco all’uscita del quale i pendii, anche ripidi, che bisogna affrontare devono essere ben valutati per scegliere la migliore via di percorrenza.
Descrizione
Dalla piazzetta del parcheggio ci si incammina verso i pendii soprastanti risalendoli con comodi tornanti ma rimanendo preferibilmente sulla sinistra; camminando in questa direzione si oltrepassano un paio di bassi muretti e, giunti al limitare del rado bosco si interseca la traccia del sentiero. Tagliando comodamente il pendio si passa accanto ad una presa per l’acqua, che si lascia alla destra, per raggiungere appena sopra la strada proveniente dal villaggio (volendo la si può percorrere partendo dalla destra del parcheggio ma il percorso verrà allungato sensibilmente). Da qui si vede una palina segnaletica alla quale si devia a destra per raggiungere uno steccato che delimita il piccolo bacino del Lago di Joux (1905 m) oltre il quale, verso nord, inizia il lungo vallone di Vertosan. Per continuare l’escursione si tiene la destra indirizzandosi verso un’altra palina segnaletica ben visibile al limite del bosco nel quale ci si addentra con dolce pendenza; risalitolo con andamento pressoché rettilineo per una decina di minuti, ci si tiene poi leggermente sulla sinistra per arrivare ad uno slargo quasi pianeggiante (2000 m circa). Ora si devia verso destra e, compiendo numerosi tornanti, si risale il pendio ripido passando ancora nel bosco mai però troppo fitto. Arrivati faticosamente negli spazi più aperti le pendenze diminuiscono temporaneamente e, tenendo ancora la destra, si punta ad un’anticima sulla dorsale; risalito un ripido pendio ci si dirige verso di essa senza però raggiungerla ma si passandola al piccolo colletto sulla destra. Il percorso ora spiana un po’ e, lasciando alla destra un’evidente anticima rocciosa, si arriva in un avvallamento compreso tra la marcata cresta a sinistra ed una dorsale poco accentuata a destra; da qui, a seconda delle condizioni, si deve puntare ad un evidente largo canale che si può risalire direttamente oppure, traversato al di sotto di esso, raggiungere la dorsale di sinistra per seguirla sul filo. In questa salita si è affrontato direttamente, con alcuni ripidi e faticosi tornanti, il largo canale alla sommità del quale si scorge, su una puntina alla sinistra, un palo metallico con una centralina alimentata da un piccolo pannello solare; una volta raggiuntala si devia a destra ed in pochi minuti si arriva al panoramico omino di vetta nel quale è situata una teca con una statuetta della madonna.
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Zucco Sileggio
INTRODUZIONE
Con questa escursione si va a raggiungere mediante un sentiero attrezzato la vetta rocciosa che domina Mandello. Dalla croce di cima si ha naturalmente un vasto panorama su tutto il ramo lecchese del Lago di Como, ma, soprattutto, una prospettiva completa sui versanti occidentali di tutto il gruppo delle Grigne. Molto interessante - e anche molto trascurata dal grande passaggio - la via di discesa lungo una valletta secondaria in direzione di Olcio/Lierna. Il rientro a Somana avviene lungo uno dei sentieri pianeggianti facenti parte - a varie quote - del cosiddetto "Sentiero del Viandante".
DESCRIZIONE
Dal cimitero di Somana 405 m si sale in pochi metri ad una cappella votiva (segnale del Sentiero del Viandante) dove si volge a destra in direzione della frazione Sonvìco: superate le prime case, lungo uno stretto vicolo, fare attenzione a imboccare sulla sinistra la Via S.Maria (segnalazione a vernice alle spalle); si tratta di un acciottolato che rapidamente porta nei boschi sovrastanti le frazioni di Mandello. La regolare salita - affiancata da una semplice viacrucis e oltrepassata la cappella di S.Preda 605 m - in circa 30 minuti conduce alla dominante chiesa di Santa Maria 661 m: dopo pochi metri si arriva al bivio con il sentiero attrezzato per lo Zucco Sileggio cresta SO. Il sentiero parte subito molto ripido fra i cespugli e si porta in breve ad un piazzale di arrivo di una teleferica; da qui si segue la ripidissima costa sassosa che, oltrepassati due saltini rocciosi con catena, conduce ad un lungo tratto attrezzato: fra cenge, paretine e delicati canali smossi si raggiunge la sommità dello Zucco di Tura 1051 m. Si prosegue in lieve discesa fino ad una sorta di bocchetta alberata (sentiero con cavo che scende a destra verso le case di Era), da cui si risale ripidamente alla poco riconoscibile cima dello Zucco di Morterolo 1157 m. Da qui è già ben visibile la cuspide rocciosa terminale: per raggiungerla si percorre una sottile crestina rocciosa introdotta da una fessura-camino (II-°) di pochi metri. Il sentiero attrezzato prosegue con due lunghe scale metalliche molto verticali e alcune decine di metri di roccette con catena fino al ripido costone terminale culminante al piazzaletto con croce dello Zucco Sileggio 1373 m. [Per chi si trovasse alla base delle scalette senza kit da ferrata, è disponibile un sentiero che aggira da est il salto roccioso: un camminamento sotto una bancata di rocce strapiombanti e molto concrezionate accompagna fino ad un ripido pendio erboso che si risale a tornanti fin sulla costa terminale dello Zucco alla fine delle attrezzature.]
Dalla croce si percorre il filo di cresta e, trascurando la discesa a sinistra diretta a Somana, si affianca il Bivacco Mario Sforza scendendo poi ripidamente nella faggeta alla Bocchetta di Verdascia 1251 m (incrocio di sentieri: verso N al Monte Pilastro, verso E alle Case di Era, verso O a Olcio/Lierna). Scendiamo appunto a sinistra (O) una ripida valletta boscosa con una curiosa alberatura mista di faggi e tassi sempreverdi fino alla Fonte del Gess 602 m: nei pressi si incontrano le prime baite isolate e quindi una larga traccia pianeggiante (percorso alto del Sentiero del Viandante); all'altezza di una casa con pergola
si volge a sinistra e si inizia una lunga traversata a saliscendi fra boschi e prati con cascine sparse. Improvvisamente la traccia scende a gradini verso le costruzioni abbandonate di un vecchio allevamento di bestiame; se ne segue la strada afaltata di accesso e - in qualche centinaio di metri - si raggiunge il parcheggio presso il cimitero di Somana.
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Monte Rudo Quota 2175
Introduzione
Quasi di fronte all’Hotel Tre Cime (Dreizinnenhotel) di Landro (Höhlenstein) si trova uno spiazzo erboso dove è possibile lasciare l’auto, oppure giungere dalla fermata del bus presso il Lago di Landro (Dϋrrensee). Il Monte Rudo (Rautkofel) è stato nella Prima Guerra mondiale un posto molto importante per le truppe austriache. Da questo monte era possibile controllare le attività belliche sul Monte Piana, dove erano attestate le truppe italiane. Il mattino del 24 maggio 1915, primo giorno di guerra, dal Monte Rudo venne sparato il primo colpo di cannone verso le postazioni italiane sul Monte Piana. Successivamente altri colpi di cannone colpirono Misurina e Forcella Lavaredo.
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Becca France
La Becca France è un punto panoramico eccezionale sia sulle vette che dominano Aosta e tutta la valle centrale sia sul bellissimo comprensorio del Mont Fallére che si trova in posizione imponente e centrale tra i suoi “satelliti”. Il dislivello non eccessivo ed il percorso relativamente breve, poco più di dieci chilometri, non devono però trarre in inganno sulla facilità del percorso che, dopo i dolci pendii sopra Vetan sino alla palina a quota 1908 m, presentano attraversamenti sotto pendii ripidi che, se con carchi nevosi instabili, possono essere delicati; in seguito la progressione si fa comoda sino a Loé dopo di che i pendii da risalire diventano sostenuti e su versanti abbastanza ripidi. La dorsale sino alla vetta è, per gran parte, facile mentre l’ultimo tratto presenta alcuni punti esposti e comunque, valutando al momento, possono richiedere l’uso dei ramponi.
Descrizione
Dal parcheggio ci si incammina verso il suo termine superiore e si inizia a salire sulla destra giungendo in breve sui pendii soprastanti le piste di fondo; si risalgono liberamente le dolci ondulazioni tenendo la destra puntando il ben visibile alpeggio di Thoules situato più in alto. Senza raggiungerlo si passa sotto di esso traversando a destra per scendere di poco e, attraversato un piccolo torrente, si arriva ad una palina segnaletica (1908 m). Da questa si prosegue sulla traccia di una mulattiera che, sulla destra, contorna la fiancata della montagna e ne segue le rientranze con percorso pressoché pianeggiante; dopo qualche decina di minuti si entra nell’ampio e suggestivo vallone di Verrogne e, tenendo la destra, ci si dirige verso un evidente chiusa per l’acqua. Superata questa ed una seconda poco distante, si attraversa un ruscello e si risale sulla sponda opposta giungendo all’alpeggio di Loè ed alle paline situate alla sua sinistra (2001 m). Da queste ci si alza sui pendii abbastanza ripidi tagliando la fiancata verso destra per arrivare ad una spalletta dove la pendenza diminuisce e si devia sulla sinistra per passare tra i radi alberi; giunti ad un piccolo slargo tra gli alberi si tiene ancora la sinistra e con percorso rettilineo si rimonta in leggera salita la fiancata boschiva. Quando si arriva in prossimità di pendii piuttosto ripidi si svolta decisamente a destra e, sia con qualche tornante sia traversando sempre verso destra, si raggiunge faticosamente la soprastante panoramica dorsale. Ora si continua sulla destra seguendone le ondulazioni o passando tra di esse nei punti di minor pendenza puntando alla cima più alta dove si trova un ometto di pietre (2361 m): da questa anticima si ha ormai ben visibile ormai la punta meta dell’escursione visibile al termine della cresta che si dirige verso est. Si perdono dunque alcune decine di metri di dislivello e si raggiunge il colletto sottostante dal quale si riprende a salire sulla cresta rimanendone all’inizio sul suo comodo filo per poi tenere preferibilmente la sua destra. Si arriva ad un affioramento roccioso che si supera sulla destra con un passaggio un po’ esposto dopo il quale la dorsale ritorna larga; la salita prosegue costeggiando sulla destra un rado boschetto dove si supera un breve tratto ripido ed esposto che ci porta ad affrontare l’ultimo tratto di cresta. Questo si supera senza problemi su una pendenza che va sensibilmente diminuendo ed in breve, percorse alcune decine di metri, si raggiunge la panoramica croce lignea che la sormonta. Al ritorno, se non si vuole risalire all’anticima e se il manto nevoso è ben assestato, si può tagliare sotto di essa rimanendo però un po’ alti per scendere decisamente, dopo un lungo traverso, verso le tracce di salita quando si individuano nel bosco sottostante; questa variante di discesa è sconsigliabile con scarsa visibilità.
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