mercoledì, 8 febbraio 2012
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Lombardia

Passo del Forcellino

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco

Data del rilievo: 
22/09/2011
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
7h30'
Dislivello: 
1149 m

INTRODUZIONE
Lunga escursione che unisce in un unico anello due delle valli che convergono sul centro idroelettrico di Vedello. Si percorrono monti solitari e particolarmente selvaggi nonostante la quota non eccessivamente elevata. Isolamento non intaccato dalla presenza del sentiero "Gran Via delle Orobie", attualmente quasi invisibile sul terreno per lunghi tratti e con segnali a vernice molto deteriorati. Nel tratto di salita al Passo del Forcellino si percorre la Val Vedello, sede negli anni 1970 di scavi minerari per la ricerca di uranio, ancora pesantemente caratterizzata da discariche, strade di accesso, canalizzazioni e muri di contenimento. Le gallerie sono invece scomparse, minate e fatte saltare negli anni '80 su richiesta delle autorità locali. Durante la discesa si può incontrare il vasto Lago Zappello: a seconda della stagione - disgelo e piogge abbondanti oppure siccità - uno specchio d'acqua o una distesa di sabbia. Per affrontare il percorso è necessaria un'ottima visibilità e una particolare attenzione a seguire la scadente segnaletica a vernice.

DESCRIZIONE
Dal bivio Ambria-Agneda 1096m ci si dirige verso quest'ultima su pista cementata: le poche case dell'abitato stagionale (Agneda 1228m) si trovano all'inizio di una lunghissima piana alluvionale che termina alla base della Diga di Scais. Una sterrata sequenza di tornanti ripidissimi porta all'altezza del muraglione; la pista sterrata prosegue poi sul lato destro del lago: si tratta di un residuato dei lavori minerari, e attualmente è molto rovinata da dilavamenti, frane e valanghe. Il percorso prende quota gradualmente fino ad un tornante dove alcuni segnali della GVO (Gran Via delle Orobie) indirizzano a destra verso un sentierino sassoso e ripido che - successivamente in semi-piano - conduce all'Alpe Zoc 1814m. Da qui la traccia, fra pascoli e sassi, retroverte e con un lunghissimo traverso ascendente si porta alla base delle rocce del soprastante Pizzo Ceric 2536m. Raggiunto il fondovalle alla base della cupa parete nord del Pizzo del Salto 2665m, i radi segnali indicano il miglior percorso in un labirinto di blocchi rocciosi di verrucano. La salita termina ai 2245m del Passo del Forcellino. Sull'altro versante diventa veramente indispensabile poter distinguere le segnalazioni perchè il percorso - raramente visibile sul terreno - non segue una direzione logicamente intuibile: a grandi linee, dopo un traverso esposto e franoso si scende ad un guado che precede i ruderi di un baitello; si prosegue a saliscendi fra i cespugli di ontano fino a raggiungere il faticoso pietrame di un'antica morena. Facendo attenzione, la scritta a vernice "Ambria" (a terra, su di un sasso rivolto contro il senso di marcia) indica il punto in cui abbandonare la GVO; da qui, verso destra e senza traccia, ci si dirige alle baite Dossello 1593m, punto di arrivo di una bella mulattiera percorribile da piccoli mezzi agricoli. Seguendo questa pista si scende alla piana del Lago Zappello 1530m, sbarrata a valle dal gradino del Passo Zappello 1560m. proseguendo si incontrano le baite Zappello 1480m (recentemente molto danneggiate dalla neve) e una grande presa d'acqua, già in vista del villaggio di Ambria 1325m. La discesa a valle segue una carrozzabile sterrata (percorribile dai veicoli autorizzati) che in poco più di 2 km porta al bivio iniziale.

Cima di Dàssola

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

Rosso

Data del rilievo: 
09/10/2011
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
5h00'
Dislivello: 
1104 m

INTRODUZIONE
Meta panoramica di prim'ordine praticamente sconosciuta: anche la cartografia e i pochi escursionisti locali ne confondono il nome (Cima Zocca) con quello di una vetta contigua. Il percorso è privo di difficoltà tecniche (solo, attenzione all'ultimo tratto un po' roccioso in caso di neve), ma quasi totalmente privo di segnalazioni: lungo un tratto boscoso fra la casera e la vetta - non intuibile nè evidente - una decina di bolli sbiaditi permette di orientarsi a malapena. Dalla croce di vetta, nelle giornate favorevoli per trasparenza dell'aria, si può ammirare un tratto di alpi dal Cervino all'Adamello.

DESCRIZIONE
Dal parcheggio di Somvalle 1062m si prosegue attraverso la piazzetta centrale e quindi si sale subito a sinistra (varie possibilità) a raggiungere la ripida mulattiera a gradoni già visibile oltre la contrada. Si percorre un lungo traverso ascendente nel bosco di latifoglie che si raggiunge subito dopo due caselli dell'acquedotto; raggiunta una costolatura (margine settentrionale della Val Fulfulèra) la si risale con una serie di brevi tornantini ripidi e sassosi fino al suo culmine. Qui, da un versante caldo e assolato, si volge improvvisamente a ENE e - in semipiano - si attraversa lungamente una abetaia umida e buia: oltrepassato un canale di frana si giunge ad una valletta paludosa secondaria aperta alla base dell'Alpe Dàssola a circa 1700m. Sull'altro lato della conca, poche decine di metri nel bosco portano a raggiungere il punto più basso della vastissima radura di Dàssola - da 1737m a 1930m. Dalla prima baita isolata si risale il pascolo abbandonato fino alle baite della casera (piccolo gruppo di rustici con cappelletta votiva) e quindi, seguendo vaghissime tracce nell'erba, alla baita più alta. Le tracce proseguono - quasi invisibili - in piano: appena entrati nuovamente nel bosco è necessario fare riferimento ad un muro a secco, dove si nota un primo bollo di vernice rosso scuro. I segnali sono visibili sui tronchi degli alberi e guidano la risalita di una valletta ricoperta di rododendri; al suo termine una nuova radura (baita con adiacente tronco di larice fulminato) precede il raggiungimento di un sottile crinale a confine con la media Valtellina (belle inquadrature panoramiche): da qui un sentiero - anche con tratti di adattamento artificiale - conduce fino ad una conca sotto la verticale delle rocce di vetta. Si prosegue - vista l'impraticabilità del versante - compiendo un ampio giro verso sinistra in senso orario sui dossi sassosi a margine della conca fino a raggiungere un grosso ometto di pietre. Da questo si sale ad attraversare una pietraia instabile in direzione di una breve cengia alla base di un lastrone di roccia: pochi passi e si raggiunge la cresta erbosa e sottile che conduce alla croce della Cima di Dàssola 2166m.
Ritorno per la via di andata.

Il Tracciolino

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco

Data del rilievo: 
22/01/2012
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EE
Periodo Consigliato: 
Tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
4h00'
Dislivello: 
705 m

INTRODUZIONE
Il Tracciolino è il classico e ben noto viottolo pianeggiante che unisce, con percorso caratteristico vario e panoramico, gli impianti idroelettrici della Valle dei Ratti a quelli della Val Codera. Questa gita è pensata per conoscere due accessi insoliti, risalenti agli anni 1930 all'epoca di inizio lavori: la via di salita è tuttora in uso come percorso diretto da Verceia agli alpeggi del versante meridionale della Valle dei Ratti; al contrario, il sentiero di discesa, capolavoro di ricerca del passaggio in zone molto impervie, è in condizioni di avanzato degrado: l'invasione da parte della vegetazione e l'erosione per il passaggio di ungulati lo rendono talora di difficile riconoscimento e spesso di arduo percorso.
Da considerare con attenzione - in autunno e inverno - la considerevole massa di foglie secche che occulta il sentiero in modo insidioso: usare ulteriore prudenza nei tratti esposti.

DESCRIZIONE
Dal piccolo parcheggio di Via del Mulino 200m si imbocca la mulattiera segnalata e, fra le case, si raggiunge una fontana: la mulattiera prosegue a destra e subito entra nel castagneto. Alcuni regolari tornanti e si raggiunge un bivio pochi metri sotto una strada asfaltata nei pressi dei Crotti di Sceglio in Contrada Zocche 400m. Si prende a sinistra e si inizia un lungo traverso - ascendente a tratti - che si addentra in Valle dei Ratti. La mulattiera, talora protetta da corrimano a valle, oltrepassa una galleria paramassi e guada le poche acque della Val Priasca; aggirati alcuni valloni secondari, affianca i resti di una teleferica e, nei pressi di una baita con faggio monumentale, raggiunge uno snodo di sentieri. Si sceglie il ramo di sinistra che, in breve, scende nel fondovalle in corrispondenza del camminamento superiore della Diga di Moledana 905m: raggiunto l'altro versante si inizia in galleria il cammino sul Tracciolino. Seguendo i binari si oltrepassano nell'ordine il bivio a destra per Frasnedo e l'alta valle, la casa del guardiano e la stazione intermedia della teleferica da Verceia, e alcuni ponti in ferro, fino ad arrivare al bivio principale del Tracciolino: si lascia a destra la lunghissima galleria per san Giorgio e la Val Codera scegliendo la via di sinistra. In poche centinaia di metri i binari raggiungono il capolinea, un piazzale - panoramicissimo sul sottostante Lago di Mezzola - alla convergenza con il piano inclinato della condotta della centrale di Campo Mezzola. Il sentiero di discesa, ben individuabile sotto l'ultima arcata della funicolare di servizio, parte molto ripido nella boscaglia che interseca la parete rocciosa (molto esposto !!): percorrendo boschetti sospesi, cenge e terrazzi erbosi, la traccia si porta in una zona meno ripida, dove si riconoscono le originali strutture a secco di sostegno del passaggio. Una particolare estensione di eriche arboree precede un ponticello di attraversamento della condotta e un dosso di vecchio rimboschimento con specie esotiche (pini himalayani e querce rosse americane). La mulattiera, ormai molto comoda, dopo aver affiancato una vecchia cava di granito, raggiunge un gruppo di crotti al confine con prime case di Campo Mezzola. Da qui si scende ad attraversare la statale e si raggiunge un tratto di strada dismessa sulla riva del lago; la si percorre verso sinistra fino a raggiungere l'abitato di Verceia: le indicazioni per l'Hotel Saligari conducono al punto di partenza.

I Poncia

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Autore
Autore: 
Franco Franzini
Scheda gita
Data della gita: 
22/01/2012
Difficoltà: 
WT3

Rifugio Benigni

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco

Data del rilievo: 
11/10/2011
Foto: 
Da sx: M.Disgrazia, P.Roseg, M.Scerscen, P.Bernina, Cresta Guzza, P.Argent, P.Palù
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
4h30'
Dislivello: 
768 m

INTRODUZIONE
Sicuramente non si tratta dell'itinerario più breve e logico per raggiungere il rifugio, ma permette un "giro turistico" molto esaustivo nella conoscenza dei vari ambienti dell'alta Val Gerola. Si passa dai pascoli alle dighe, ai laghi naturali, fra pietraie e guglie rocciose, con anche la possibilità di incontrare branchi di stambecchi.

DESCRIZIONE
Da Pescegallo 1454m, a fianco della stazione della seggiovia, ci si dirige a destra verso una baita isolata dove alcune segnalazioni ci indirizzano nella soprastante abetaia. Risalitala con alcuni tornanti, si raggiunge la baita del Dossetto all'imbocco della solitaria Val Tronella; oltrepassato il fondovalle, si percorre a tornanti il versante alla base del Pizzo di Tronella per portarsi poi in piano al poggio del Pich 1835m con baita e micro-laghetto. Una larga mulattiera più o meno pianeggiante (risalente ai tempi dei lavori idroelettrici) consente di avvicinarsi rapidamente al Lago di Trona 1805m, ma, senza raggiungerlo, all'inizio della discesa - al bivio nella pietraia - si volge a sinistra per un lungo traverso ascendente a mezzacosta sopra il medesimo Lago di Trona e il contiguo Lago Zancone. Dopo un incremento della salita, un nuovo bivio ci fa lasciare a destra la traccia per il Lago Rotondo indirizzandoci alla visibile Bocchetta di Val Pianella 2224m: ci troviamo al confine fra le province di Sondrio e Bergamo. Il sentiero, ormai pianeggiante, percorre il bordo di una conca sassosa per poi imboccare la parte terminale di un incassato canalone (senza nome sulle carte, detto "di Val Pianella", che termina nel ripiano pascolivo della baita del Piano 1855m). La traccia - molto sassosa e a tratti franosa - si sposta verso Nord fino a convergere nel percorso proveniente dalla Val Brembana: poche decine di ripidi metri e ci si ritrova sull'ampia spianata del Lago dei Piazzotti 2224m e del Rifugio Benigni 2222m. Prima di intraprendere la discesa è conveniente raggiungere - verso nord - un poggio panoramico verso la Valtellina attrazzato con una tavola identificativa dei monti all'orizzonte. Si torna sui propri passi a riprendere il sentiero che scende in Val Brembana: è molto ripido e con sassi mobili - specialmente lungo uno stretto canale di un centinaio di metri - fino a raggiungere un bivio. Si prende a sinistra una traccia a mezzacosta lievemente ascendente diretta allo stretto valico del Passo di Salmurano Occidentale 2017m. Di nuovo sul versante valtellinese, in breve si raggiugono le strutture a monte della stazione sciistica di Pescegallo 1991m, e, seguendo sul pascolo la linea dello skilift, si scende al Rifugio Salmurano 1750m. Due le possibilità per tornare al punto di partenza: seguire la pista di servizio agli impianti (più comoda, ma lunga) oppure portarsi verso sinistra a percorrere il tracciato della Pista Rocca (più breve, ma ripida e sassosa nella parte alta).

Sigaro Dones e parete dei Magnaghi nella nebbia d'agosto

Scheda
Foto: 
Lungo la cresta Sinigaglia della Grignetta
Autore: 
Giovanni Consigli
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Zucco Sileggio

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

15, 17, 16

Data del rilievo: 
07/01/2012
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EEA
Grado Alpinistico: 
II-
Periodo Consigliato: 
Tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
5h00'
Dislivello: 
968 m

INTRODUZIONE
Con questa escursione si va a raggiungere mediante un sentiero attrezzato la vetta rocciosa che domina Mandello. Dalla croce di cima si ha naturalmente un vasto panorama su tutto il ramo lecchese del Lago di Como, ma, soprattutto, una prospettiva completa sui versanti occidentali di tutto il gruppo delle Grigne. Molto interessante - e anche molto trascurata dal grande passaggio - la via di discesa lungo una valletta secondaria in direzione di Olcio/Lierna. Il rientro a Somana avviene lungo uno dei sentieri pianeggianti facenti parte - a varie quote - del cosiddetto "Sentiero del Viandante".

DESCRIZIONE
Dal cimitero di Somana 405 m si sale in pochi metri ad una cappella votiva (segnale del Sentiero del Viandante) dove si volge a destra in direzione della frazione Sonvìco: superate le prime case, lungo uno stretto vicolo, fare attenzione a imboccare sulla sinistra la Via S.Maria (segnalazione a vernice alle spalle); si tratta di un acciottolato che rapidamente porta nei boschi sovrastanti le frazioni di Mandello. La regolare salita - affiancata da una semplice viacrucis e oltrepassata la cappella di S.Preda 605 m - in circa 30 minuti conduce alla dominante chiesa di Santa Maria 661 m: dopo pochi metri si arriva al bivio con il sentiero attrezzato per lo Zucco Sileggio cresta SO. Il sentiero parte subito molto ripido fra i cespugli e si porta in breve ad un piazzale di arrivo di una teleferica; da qui si segue la ripidissima costa sassosa che, oltrepassati due saltini rocciosi con catena, conduce ad un lungo tratto attrezzato: fra cenge, paretine e delicati canali smossi si raggiunge la sommità dello Zucco di Tura 1051 m. Si prosegue in lieve discesa fino ad una sorta di bocchetta alberata (sentiero con cavo che scende a destra verso le case di Era), da cui si risale ripidamente alla poco riconoscibile cima dello Zucco di Morterolo 1157 m. Da qui è già ben visibile la cuspide rocciosa terminale: per raggiungerla si percorre una sottile crestina rocciosa introdotta da una fessura-camino (II-°) di pochi metri. Il sentiero attrezzato prosegue con due lunghe scale metalliche molto verticali e alcune decine di metri di roccette con catena fino al ripido costone terminale culminante al piazzaletto con croce dello Zucco Sileggio 1373 m. [Per chi si trovasse alla base delle scalette senza kit da ferrata, è disponibile un sentiero che aggira da est il salto roccioso: un camminamento sotto una bancata di rocce strapiombanti e molto concrezionate accompagna fino ad un ripido pendio erboso che si risale a tornanti fin sulla costa terminale dello Zucco alla fine delle attrezzature.]
Dalla croce si percorre il filo di cresta e, trascurando la discesa a sinistra diretta a Somana, si affianca il Bivacco Mario Sforza scendendo poi ripidamente nella faggeta alla Bocchetta di Verdascia 1251 m (incrocio di sentieri: verso N al Monte Pilastro, verso E alle Case di Era, verso O a Olcio/Lierna). Scendiamo appunto a sinistra (O) una ripida valletta boscosa con una curiosa alberatura mista di faggi e tassi sempreverdi fino alla Fonte del Gess 602 m: nei pressi si incontrano le prime baite isolate e quindi una larga traccia pianeggiante (percorso alto del Sentiero del Viandante); all'altezza di una casa con pergola
si volge a sinistra e si inizia una lunga traversata a saliscendi fra boschi e prati con cascine sparse. Improvvisamente la traccia scende a gradini verso le costruzioni abbandonate di un vecchio allevamento di bestiame; se ne segue la strada afaltata di accesso e - in qualche centinaio di metri - si raggiunge il parcheggio presso il cimitero di Somana.

Ferrata "Gamma 1" al Pizzo d'Erna

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda gita
Data della gita: 
01/01/2012
Difficoltà: 
EEA
Tempo Complessivo: 
3h30'
Dislivello: 
772 m
Avvistamenti
Affollamento: 
Nessuno
Condizioni
Condizioni meteo: 

Ottime

Temperatura: 
10.00 °C
Condizioni via: 
buone
Condizioni sentiero: 
buone
Condizioni segnaletica: 
buone

AVVICINAMENTO
Da Milano a Lecco lungo la statale 36; uscirne allo svincolo di "Lecco Centro" e seguire le indicazioni "Valsassina". All'altezza del centro commerciale IPERAL svoltare a destra in direzione "Funivia Piani d'Erna". Parcheggiare nel piazzale della funivia o, meglio, nello sterrato in corrispondenza dell'ultimo tornante.

INTRODUZIONE
Una delle prime ferrate "moderne" del lecchese (risale al 1979), molto verticale nella prima parte (attrezzata all'eccesso con decine di metri di scalette), ma con bei tratti totalmente arrampicabili nella seconda impennata. Tutto il percorso si svolge in ambiente molto panoramico su Lecco, il suo lago e tutte le montagne circostanti. Visto il tipo di roccia - calcare - meglio evitare per eccessiva scivolosità in caso di tempo umido o bagnato. All'arrivo ai Piani d'Erna, sono possibili parecchie vie di discesa (compresa la funivia): viene descritta la più breve e veloce.

DESCRIZIONE
Dal piazzale presso l'ultimo tornante 603 m si prosegue fra gli sterpi su larga traccia fino a incontrare - poche decine di metri - un sentiero ripido e molto sassoso che scende a sinistra; si raggiunge un fondovalle con stradetta asfaltata proveniente da Versasio: la si segue verso destra. Dopo qualche tratto in salita più ripida se ne raggiunge il termine presso un grosso cancello: si prosegue al lato sinistro su largo acciottolato; dopo pochi minuti una tabella metallica indica sulla sinistra la traccia per la ferrata: è un sentierino nel bosco che sale a tornanti e, dopo un ghiaione, raggiunge la base delle rocce del Pizzo d'Erna.
Segue una descrizione schematica del tracciato:
- Facile cengia rocciosa ascendente verso destra attrezzata con catene.
- Lunga serie di scalette metalliche molto verticali ed esposte.
- Tratti rocciosi con staffe e catene alternati ad altre scalette.
- Arrivo al ripiano cespuglioso del Cornesello 940 m (possibilità di discesa a destra con sentiero a saliscendi fino al Rifugio Stoppani).
- Sentiero in lieve salita, con qualche roccetta terrosa attrezzata con catena passamano.
- Inizio del secondo tratto di ferrata, con tratti arrampicabili e poche brevi scalette.
- Tratto-chiave: bel traverso esposto e risalita verticale ben arrampicabile.
- Percorso di una breve crestina affilata su appigli naturali e artificiali.
- Tratto pittoresco su ponte tibetano per scavalcare un canale franoso ( è possibile evitarlo con un tratto di catena in discesa e una scaletta verticale).
- Due scalette e tratto di catena in cengia.
- Sentiero sassoso in lieve salita fino ai due ultimi salti di roccia.
- Scalette (con antiquato e pericoloso cavo di sicurezza "originale del 1979")
fin sul primo sperone.
- Ponte metallico a passerella a raggiungere la base del secondo sperone.
- Qualche catena e le ultime scalette che permettono di raggiungere le rocce sommitali.
- Catena corrimano fino al terrazzo di vetta del Pizzo d'Erna 1375 m.

Per la discesa si segue il viottolo pedonale fino alla stazione della funivia; qui le indicazioni indirizzano verso il fondovalle a destra: una scalinata introduce nella faggeta che, percorsa a tornanti su sentiero faticoso, reca fino al Rifugio Stoppani 890 m. La via, ora più comoda e meno ripida, scende al bel villaggio di Costa e, da qui, su mulattiera acciottolata nei boschi, si torna al bivio iniziale per la ferrata, dove si prosegue per il percorso di andata.

Sul Grignone il sole se ne sta andando ... vista dal lago di Como

Scheda
Autore: 
Giovanni Consigli
Data scatto: 
Sab, 31/12/2011 - 16:33
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Dati Exif
Marca: 
Canon
Modello: 
Canon PowerShot SX210 IS
ISO: 
100
Tempo di esposizione: 
1/100
Apertura: 
f/4.0
Lunghezza focale: 
11255/1000

Il Sacro monte di Ossuccio

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Autore
Autore: 
Giovanni Consigli
Scheda
Segnavia: 

s.n.

Data del rilievo: 
31/12/2011
Foto: 
Una cappella sulla Via del Santuario
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
T
Periodo Consigliato: 
Tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
1h15'
Dislivello: 
148 m

Introduzione

Il Sacro Monte di Ossuccio è uno dei 9 siti classificati di Piemonte e Lombardia con un percorso tematico religioso svolgentesi in genere in ascesa lungo un crinale cosparso di cappelle votive e terminante in genere a un Santuario o Chiesa maggiore. L'iconografia e l'arredo delle cappelle, nonchè la caratterizzazione dei personaggi che le popolano, si richiamano alle stazioni della Via Crucis con la storia della Passione di Cristo, ma possono anche riguardare vite di Santi. La breve ma ripida ascesa al Sacro Monte di Ossuccio si svolge in un ambiente spettacolare, con una vista di grande bellezza sul Lago di Como e tutto il suo comprensorio sparso di ville e paesi. In più, il colpo d'occhio sui gruppi montuosi delle Prealpi Lombarde è semplicemente splendido: dalle Grigne al Monte Legnone si ha una vista completa dei versanti occidentali di queste montagne, uno dei più scoscesi e rocciosi e di grande effetto scenografico.